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Vittoria Caron
Bruxelles, Belgio
All'estero per: Master
Chi sono

Nata a Torino 23 anni fa, una laurea in Lettere, un Erasmus alle spalle, sono in frenetico vagabondaggio da due anni. Insanamente innamorata del nord Europa, dopo aver vissuto in Inghilterra e in Germania attualmente mi trovo a Bruxelles, dove frequento un Master in giornalismo europeo. Attratta da tutto ciò che rappresenta il "diverso", sono una ragazza con la valigia. Amo le lingue, i libri e la fotografia. E la scrittura, cibo per la mia anima.
Seguimi sul mio blog tutte le strade portano all'estero



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La vita in Inghilterra: corso accelerato su come sopravvivere

Coventry, Regno Unito

26 ottobre 2011, 13:17

Come più volte ripetuto, gli inglesi hanno un modo tutto loro di vivere, che non hanno assolutamente intenzione di cambiare. Non resta dunque, a noi poveri tapini italiani che ci sottomettiamo a tutto, che sottostare alle loro abitudini.


Iniziamo col dire che il loro stile di vita è di per sé una contraddizione. Si professano nazione liberale e lungimirante, patria delle avanguardie e dell'anti convenzionalismo, e poi sprangano i negozi e i musei alle 5 di pomeriggio. E io che pensavo che l'Italia fosse antiquata a chiudere alle 19.30!


Altra cosa fondamentale da tenere a mente è che gli inglesi mangiano sempre. E tanto, anche. A colazione, di rigore uova e pancetta, accompagnati da enormi fette di pane ricoperte da un generoso strato di un qualcosa simile al burro, ma che non è burro, è una sostanza esplosiva più simile al plutonio. Cinque chili in più al mese sono assicurati. Ma soprattutto, in sei mesi di permanenza qui, ti fai fuori il fegato. Solo tu però, perché loro non hanno mai niente. E poi c'è il pranzo. E poi la cena, che si consuma rigorosamente alle 18. E quando dico rigorosamente, intendo proprio dire che se entri nel ristorante con la presunzione di ordinare alle 20.30
fai nuovamente la figura dell'italiano che vuole trasgredire alle regole. La prima settimana, ancora inesperta e ignara del Sistema, ho avuto la sfacciataggine di chiedere la cena alle 21. E, quando la cameriera ti risponde con un sibilo “No more orders” e il supermercato è inesorabilmente chiuso, benedici il kebabbaro ambulante sotto casa, sempre pronto a prepararti un pasto caldo.


Quindi, la domanda che sorge spontanea è: ma gli inglesi, se mangiano presto come le galline, dopo, cosa fanno? La risposta è: bevono. Si rinchiudono nei pub e tracannano un bicchiere dopo l'altro. Ci credo poi che vanno in giro mezzi nudi, è l'alcool che li riscalda. E hanno una capacità di resistenza all'alcool impressionante, probabilmente tenuta in allenamento sin dall'infanzia, quando nel biberon al posto del latte c'era già la birra.


Dunque, come sopravvivere? Al ristorante ordinare la cosa meno calorica (che loro sanno comunque trasformarti in un qualcosa di immangiabile), chiedere sempre il bicchiere più piccolo di birra e, cosa più importante di tutte, non pranzare. Così si avrà fame alle 18, ora in cui è prevista la cena!

Esperienza:Erasmus

Anonimo27 ottobre 2011, 11:12
Non sapevo che in Inghilterra i negozi e i musei chiudessero alle 5 del pomeriggio. Davvero da questo punto di vista siamo più avanti noi Risatona. Ma forse lo fanno anche per far guadagnare di più i gestori dei pub...che però, viste le abitudini inglesi, non ne avrebbero un gran bisogno.

Vittoria Caron27 ottobre 2011, 12:16
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Si anche io sono rimasta scioccata, e ovviamente ho fatta una delle mie tante figure da italiana: mi sono presentata ad un museo alle 16.55! superfluo aggiungere che mi hanno mandato a casa :)

Alessandra Stio19 gennaio 2015, 17:11
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Ciao Vittoria, ti lascio questo commento perchè sono prossima all'Erasmus e tra le mete che mi sono state proposte c'è anche l'università di Warwick. vorrei avere, se possibile, qualche informazione in più sulla zona e sul costo della vita (affitto, cibo, negozi, trasporti ecc) paragonato all'Italia (io sono del sud :) ) ti ringrazio tanto , a presto :)

Anonimo20 agosto, 20:47
Io ho passato 25 anno girovagando all'estero di cui 12 in Inghilterra. Devo ammettere che da questo paese sono fuggita a gambe levate, nonostante mio marito sia inglese.
Forse il mio è stato un caso particolare dal momento che mi sono sposata nelle Forze Armate (mio marito è un capitano della Royal Navy e mio suocero era un contrammiraglio). Un ambiente molto particolare quindi, dove le regole sono molte di più e da rispettarsi con fervore religioso.
Come molti ragazzi all'estero (avevo appena terminato la laurea), all'iniio sono stata sopraffatta dall'entusiasmo. Questo si è rapidamente smorzato causa le continue proibizioni che limitavano enormemente la mia libertà. 
Innanzitutto, mi è stato categoricamente proibito di fare amicizia con ragazze della mia età sposate a sottoufficiali essendo io la moglie di un ufficiale. Purtroppo le consorti degli ufficiali avevano in media 15 anni più di me e figli già grandi.

Le regole d'abbigliamento hanno fatto sì che io rinunciassi al 90% dei miei capi italiani in favore di uno stile molto più sobrio (leggi "monotono") per poter partecipare a pallosissime cerimonie munita di tailleurini cappellini e, naturalmente , guanti.
In casa mia era di rigore la British Cusine. A parte l'occasionale sfoggio da parte di mia suocera di offrirmi le sue rivoltanti lasagne, la cucuna italiana si limitava nell'immaginario inglese a spaghetti IN SCATOLA su un toast. Ma ho rapidamente imparato a preparare succulenti piatti come il "blac pudding" (sanguinacci), verdure scotte e, ovviamente tonnellate di patate, lesse, fritte, al forno, con o senza gravy, al curry. Dopo 6 mesi di questo tirocinio e l'accurata lettura del tomo di cucina britannica prodotto da Delia Smith (una vera bibbia del pessimo gusto a tavola che possiedo in 5 volumi tutti uguali trattandosi del tipico regalo di matrimonio alla sposa. Dovesse qualcuno volerne una copia sono pronta a disfarmene in un batterdocchio), finalmente mi sono resa conto che esistono i Take away. 
Di solito sono indiani , chinesi o di qualche altro paese ex coloniale. Costano poco, ti fanno fuori fegato e reni, ma sono graditi da tutti.

L'altra possibilità è il famosissimo "fish 'n chips" che altro non è che merluzzo o sogliola strafritti in una pastella-assorbi-olio (olio arcifritto). Non è male di sapore (a meno che non ci aggiungano aceto di malto) ma dopo due ore dal pasto passerete in rassegna i sintomi di un grave affaticamento epatico.

Scordatevi i gelati italiani, o anche un buon caffè. Quello fatto in casa è così lungo ma così lungo che vi chiederete se quello nella tazza non sia per caso l'acqua della rigovernatura dei piatti della cena.

Clima: molto vituperato ma dipende dalla zona. Il centro-sud non è poi così male. Ci si possono coltivare anche i pomodori.
é vero che piove tanto ma ci sono belle giornate di sole e non fa mai un caldo infernale. L'inverno è mite.

In altre zone come per esempio il centro (Birmingham), sono molto più piovose ma il clima rimane mite. Preparatevi, tuttavia, ad una cosa veramente pesante che NON dipende dalla Gran Bretagna bens' dalla sua posizione geografica. l'umidità anche nelle giornate di sole e la brevita delle ore di luce. Il buio invernale può incidere tantissimo sull'umore.

Istruzione: inesistente nelle scuole statali. Mio figlio ne è uscito praticamente analfabeta. I genitori hanno pochissimo controllo sulle attività scolastiche in quanto i ragazzi tornano a casa alle 17.00 e lasciano libri e quaderni a scula che, d'altronde provvede a tutta la cancelleria necessaria. Libri di testo non ne ho mai visti. Gli insegnanti delle scuole statali sono molto scadenti; se fossero validi insegnerebbero nelle scuole private dove i genitori pagano dalle 15.000 alle 20.000 £ all' anno divise secluse. Le divise sono obbligatorie in tutte le scuole statali o private.

I college sono un altra cosa: i ragazzi non tornano a casa che 4 volte l'anno (tipo Harry Potter) e passano il resto del tempo nel college, sconosciuti ai loro genitori, e alle prese con molte forme di bullismo più o meno violente. Ne escono dei veri uomini duri che non riconoscerebbero la madre se la incontrassero per strada. Questi college garantiscono la migliore istruzione e ' accesso alle migliori università. Va ricordato che, avendo io conseguito una laurea in chimica in Italia, a Trieste, dove mi hanno fatto piangere sangue, la mia seconda laurea a Cambridge mi è sembrata come bere un bicchiere d'acqua. Da ciò ho dedotto che Oxbridge (Oxford Cambridge) di università hanno solo il nome.

Sanità: investite in un'assicurazione (BUPA per es) che pagherà per un assistenza medica privata e di buona qualità.
Avrete obbligatoriamente un medico di base, il GP, completamente gratuito, ma, essendo pagato dallo stato vi potrà visitare al massimo per 8 min stabiliti dalla legge e non avrete il tempo di dire nemmeno AH. Accedere ad uno specialista non privato è come conquistare un feudo. Il GP non vi ci manderà a meno che non siate in punto di morte. Il GP funge da cardiolodo, delmatologo, ortopedico, psichiatra e udite udite, anche da ginecologo. In due gravidanze io non ho MAI incontrato un ginecologo e ho partorito con solo infermiere (fanno eccezione i cesarei).

Se avete altre domande, sono a vostra disposizione. Perdonate il lungo articolo.

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