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Elisa Chiara
Tenerife, Spagna
All'estero per: Erasmus
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Chi sono
Mi chiamo Elisa, ho 24 anni e vivo ad Alessandria. Sono una studentessa di giurisprudenza dell'Università degli studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro" di Alessandria e sono iscritta al quarto anno di corso. Sono una persona che ama definirsi "semplice": sono amante delle piccole cose e dei lati semplici della vita. Mi piace la musica, il cinema, la fotografia, il disegno, la scrittura, lo sport e le passeggiate. Adoro tutto ciò che implica movimento e sono sempre alla ricerca di emozioni e cose nuove. Mi piace uscire la sera, visitare locali e divertirmi conoscendo nuove persone.Amo scrivere e leggere e già ho dato vita ad un blog erasmus.

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Dove sono
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La Huelga di oggi!

La Laguna, Spagna

10 maggio 2012, 23:10
Oggi mi è successa una cosa alquanto strana, alla quale non ho esitato apportare critiche personali e di cui vorrei rendervi partecipi.
Stamattina, come ogni giovedi mattina, mi sono recata in università per affrontare il giorno più "duro" della settimana.
Arrivata davanti all'entrata mi sono subito accorta di un cartellone bianco che recitava "Huelga Estudiantil, dia 10 de mayo 2012".
Il motivo per cui gli studenti hanno dato vita allo sciopero è prevalentemente l'innalzamento delle tasse universitarie. Qui a Giurisprudenza hanno un sistema differente di pagamento: si paga una tassa in relazione ad ogni materia che fa parte del piano di studi, fino ad un totale di 600-700 euro di iscrizione.
Con la nuova riforma universitaria si è previsto che ogni tassa, in relazione ad ogni materia, fosse incrementata circa del 30%. 
Lasciando perdere eventuali confronti con il sistema universitario italiano e l'inarrestabile incremento delle tasse, ciò che mi ha lasciata perplessa è stata la maniera di manifestare: durante il cambio d'ora un gruppo di studenti manifestanti ha fatto letteralmente irruzione nella nostra aula con tamburi, megafoni, striscioni e bandane; i ragazzi si sono messi a gridare le loro ragioni e tutto ciò mi sembrava più che ovvio; addirittura una ragazza con le lacrime agli occhi ripeteva che lo sciopero sarebbe stata la ragione che le avrebbe concesso di continuare gli studi. " Se le tasse continuano a salire, sarò costretta ad abbandonare gli studi, perché i miei genitori sono poveri" diceva; tutto ciò mi ha fatto venire i brividi.
Ad un certo punto però, la manifestazione ha cominciato a degenerare. I ragazzi ci intimavano di uscire e di unirci alla manifestazione. Io non ero interessata a manifestare e nemmeno altre mie compagne, che hanno continuato a stare sedute ai loro posti. All'improvviso i manifestanti hanno iniziato a battere le mani sui banchi, e accompagnavano il battere alla seguente dichiarazione "Quien no se va a la huelga es un niñote del PP". Il PP  è il partito popolare spagnolo ed in sostanza la frase era un insulto politico, in poche parole era come dare del fascista o del nazista.
Tutto ciò a scatenato l'ira delle mie tranquille compagne ed un po' anche la mia; per quanto io non mi sia sentita chiamata in causa dallo sciopero, avevo, cosi come tutti gli altri studenti, il diritto di decidere se rimanere in classe oppure scioperare. Credo di avere assistito ad un atto di discriminazione politica ed ideologica, che nell'anno 2012 non mi fa sorridere, ma indignare. Ed allora mi accorgo che tutto il mondo è paese, che quando si lotta per un diritto può succedere che si finisca con il farlo nel modo sbagliato e che lottare per un diritto rischia di trasformarsi da sciopero in obbligo. Anche in Spagna certi studenti parlano a sproposito e pensano che l'impugnare un megafono gridando parole sconnesse tra loro sia sintomo di responsabilità. Credo che non sia cosi, anzi, sono fermamente convinta che siano proprio questi studenti ad aver bisogno di istruzione. L'ignoranza crea la violenza.
Spero di aver creato uno spunto di riflessione per tutti coloro che leggeranno questo post. 
Esperienza:Erasmus

Commenti

Valentina Amenta12 maggio 2012, 10:43
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oddio O.o hai proprio ragione. A prescindere dalle ragioni, magari ultra condivisibili dello sciopero, così come gli scioperanti hanno diritto di far sentire la propria voce (magari educatamente), chi non vuole scioperare ha diritto di poter seguire la lezione senza sentirsi insultato o attaccato.

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