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Barcellona, Spagna
Movida Civica di Barcellona

Parlare di centri civici a Barcellona equivale a discutere di scuole e ospedali. Si tratta di un qualcosa di davvero importante, perché la vita associativa é essenziale, quanto l'istruzione e la sanitá. Per questo motivo uno straniero che confessa di non sapere cose siano i centri civici sconvolge uno spagnolo; immaginiamoci se qualcuno dicesse a noi che non sa cosa siano le scuole!
Barcellona ha 54 centri civici sparsi per i 10 distretti che compongono la città e, per quanto Barcellona sia grande, si tratta di una cifra davvero significativa. Ma in cosa consistono questi centri civici? Si tratta di centri culturali presenti in ogni quartiere che offrono spazi, materiale, fondi e personale per le più svariate attività culturali. In alcuni casi hanno sede al lato della biblioteca civica o gestiscono attività insieme a centri culturali privati, fatto sta che ciascuno di essi ha un calendario fitto di eventi gratuiti o dal costo irrisorio. L'offerta di attività è in gran parte determinata dalla gente del quartiere, ad esempio la programmazione del "Centre Civic di Sant Martì", un quartiere dove una buona parte dei residenti sono anziani e un'altra buona parte immigrati, riflette le esigenze della zona offrendo corsi gratuiti di lingua catalana per gli stranieri, corsi di cucina e di computer per le signore e i signori. Eppure al fianco di questi passatempi tradizionali non ci si fa mancare lo svago delle passeggiate culturali per il quartiere, alla riscoperta dei luoghi storici o la possibilità di praticare con curiosità una qualche arte marziale orientare in un parco.
Oltre alla voglia di conoscere e trasmettere le proprie origini, in questi centri civici è evidente il desiderio di conoscere altre culture, testimoniare realtà differenti. Moltissime sono infatti le esibizioni fotografiche e le proiezioni di documentari e film, a cui fanno seguito commenti e dibattiti. Mi è difficile rendere l'idea di come si tratti di eventi organizzati da istituzioni, eppure al tempo stesso del prodotto spontaneo di una tradizione partecipativa, in base alla quale il confronto e lo stimolo culturale sono vitali quanto il buon salame e il buon bicchiere di vino. Che poi questo bisogno venga soddisfatto da un concerto, dalla proiezione di un film, dall'incontro con un autore o da un corso di fotografia dipende dai gusti delle singole persone, quello che conta è
partecipare. Mi è difficile descrivere lo stupore di uno spagnolo di fronte alla notizia che biblioteche e centri culturali non giocano un ruolo fondamentale nella nostra vita.
I centri civici a volte ospitano compagnie teatrali e gruppi musicali, altre volte semplicemente offrono l'occasione di leggere i propri versi nel giorno della poesia o di condividere le proprie idee su un certo libro. In alcuni casi gli incontri offrono lo spunto per organizzare un banchetto di raccolta fondi per la festa del quartiere, raccogliere firme per un nuovo parco, protestare per la durata eccessiva dei lavori di ristrutturazione del parcheggio, lamentarsi perché il tal locale è troppo chiassoso.
Le
associazioni di quartiere hanno una lunga storia in Spagna e durante la Guerra Civile combattuta tra il 1936 e il 1939 a Barcellona furono costruiti migliaia di rifugi anti-aerei con una rapidità impressionante. Molti studiosi sostengono che tra le ragioni di questa velocità , oltre alla paura, che riesce sempre a mettere molta fretta, ci fosse anche la facilità con cui i cittadini sapevano mettersi in contatto e raccogliere persone e competenze tramite la reti dei gruppi locali che fino a poco prima si ritrovavano per il circolo degli scacchi e che in quella occasione si dedicarono a progettare tunnel di rifugio.
Probabilmente in Italia la funzione di punto di incontro e di scambio viene svolta dalle biblioteche, dagli oratori e da centri culturali vari, ma personalmente ho la sensazione che si tratti di qualcosa che si sta perdendo, piuttosto che di un valore su cui si sente il bisogno di investire. Eppure è dimostrato che maggiore è l'attività associativa di una comunità, minore è il tasso di criminalità ... insomma una buona alternativa alle ronde, no?
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